Luminarie, alberi e presepi

Quelle luci che mettono allegria: ecco come si presenta il quartiere Trieste-Salario.

di Sara Fabrizi

Cala la sera, le temperature si abbassano ma vale la pena uscire per una passeggiata che sa già di Natale. Vie e piazze si illuminano di colori che scaldano e rallegrano. C’è una certa magia nelle luci e nei suoni, nelle musiche che si riascoltano man mano che il 25 dicembre si avvicina.

Anche i mercati, punti di ritrovo e quotidianità, si vestono a festa. Al Mercato Trieste le decorazioni sono green, grazie al laboratorio di riciclo creativo condotto dall’architetto Ilaria Falco, che ha guidato i bambini alla scoperta degli usi alternativi del materiale di scarto. Tra i banchi che espongono i propri prodotti, così, si innalzano alberi fatti con le cassette della frutta e tutto intorno splendono le ghirlande create con ritagli di stoffa e i piccoli alberelli, tutti diversi, realizzati dai più piccoli.

Il presepe del mercato è un’opera d’arte, letteralmente. Non statuette e fondali dipinti, ma un quadro raffigurante la Natività del pittore Enrico Benaglia, esposto per la prima volta la sera del 16 dicembre agli occhi ammirati dei presenti. Non è la sola opera di Benaglia accolta da queste mura. A partire dal 28 ottobre, infatti, il mercato di via Chiana ospita la mostra “I piaceri della vita. I cinque sensi” che resterà esposta per un intero anno.

Dirigendosi verso piazza Alessandria, invece, sono le calde luci del Mercato Nomentano a rinfrancare lo spirito, rendendo piacevole andare a fare la spesa nonostante il freddo incombente. Le luminarie ricoprono integralmente la struttura che porta la firma del primo architetto donna d’Italia, Elena Luzzatto. E piccole stelle luminose decorano anche gli spazi interno, dove fino al 25 novembre erano visibili anche le fotografie di “African Mothers”, il reportage realizzato in Uganda da Mimmo Frassineti nel 2016 e ruotante intorno al tema della maternità.

Nell’aria frizzante delle serate del quartiere Trieste-Salario risplende anche la monumentale Porta Pia: l’albero natalizio si innalza solitario di fronte all’ingresso, guardato a vista dal Monumento al Bersagliere, quasi gli facesse la guardia. È il secondo anno che la cittadinanza è invitata all’accensione dell’abete, portando la festa fin dentro il cortile del museo.

Chi visitasse le chiese della zona in questi giorni resterebbe incantato dagli splendidi presepi realizzati con pazienza e cura da alcuni devoti parrocchiani. In una cappella laterale della Basilica di Sant’Agnese ecco il presepio realizzato dal gruppo degli “Amici di Giancarlo” che dà l’impressione di poter rivivere la natività per le strade della città stessa. La grotta di Betlemme ha come sfondo alcuni degli scorci più evocativi di Roma e le statuine, realizzate a mano, ripropongono personaggi con costumi romani classici. Non manca neanche l’albero, collocato nella piccola “piazza Sant’Agnese”, lo spazio aperto alla collettività proprio accanto ai campetti da calcio. Le decorazioni sono i pensieri e le preghiere dei più piccoli, consegnati a cartoncini colorati da attaccare ai rami. La sera del 18 e del 22 dicembre ci si potrebbe imbattere casualmente anche in una stella cometa che si muove per le strade dei dintorni: è la Ciara Stea, un’usanza che viene dal nord Italia ma si è fortemente radicata, tanto da richiamare adulti e bambini. Si cammina tutti insieme, intonando i canti natalizi delle varie tradizioni d’Italia, liturgici o meno, assaporando l’emozione di un momento fortemente condiviso.

I parrocchiani di Santa Maria Goretti da alcuni anni preparano un tipico presepe napoletano, raffigurante la placida notte della natività. Il paesaggio, la composizione, i personaggi sono frutto del lavoro certosino di appassionati e devoti. Qualche tempo fa, nella rappresentazione, ha trovato il suo posto anche la Sedia del Diavolo, che da qui dista poche centinaia di metri ed è ormai un simbolo del quartiere tutto. Un tocco di originalità per rimarcare l’appartenenza a un territorio che si vive quotidianamente.

Si segue la tradizione anche nelle due chiese di viale Regina Margherita, Santa Maria Addolorata, più nota forse col nome di Chiesa Argentina, addobbata a festa, e Santa Maria della Mercede, dove il presepe è accompagnato dall’albero, simbolo della vita che si rinnova e non muore.

Se ci si sposta a Sant’Emerenziana, seguendo il suono delle musiche che riempiono le strade, nel presepe si ritrovano le immagini del Ghetto ebraico, per riallacciarsi alla cultura entro cui nacque Gesù bambino. Un dettaglio curioso: tra le immagini di pastori e artigiani che si affollano intorno alla grotta, l’anziano parrocchiano che lo ha realizzato, colloca anche le riproduzioni dei vari parroci che si sono succeduti nel corso della storia della chiesa. Così la storia della comunità parrocchiale lascia la sua piccola traccia nella rappresentazione di una storia più grande.

A passeggio per il quartiere si sente che il Natale, con tutte le sue promesse, sta arrivando.