Villa Paolina rischia di sparire. Lo storico edificio di largo XXI Aprile 10 è stato recentemente venduto dalla congregazione delle Suore della carità cristiana alla CAM s.r.l, società di costruzioni di Roma che ha presentato la richiesta per ottenere l’autorizzazione a demolire l’edificio. Al suo posto, secondo il progetto, dovrebbe sorgere una struttura di otto piani con due piani interrati a uso parcheggio, con un notevole aumento della cubatura.

Villa Paolina, infatti, consta di soli tre piani con un interasse di quattro metri circa, mentre l’edificio che si prevede di costruire sarà di otto piani con un interasse di quattro metri. (Nelle costruzioni civili – spiega la Treccani – l’interasse è “la distanza, misurata per lo più in orizzontale, tra gli assi di simmetria, o altri assi convenzionali di riferimento, di due elementi strutturali paralleli”).

Villa Paolina, che ha superato la seconda guerra mondiale, così, potrebbe fare la fine del villino di via Ticino, abbattuto nello scorso ottobre tra le proteste di molti cittadini e la preoccupazione del Municipio che, però, non può fermare il corso degli eventi. Il progetto di demolizione, infatti, è stato presentato ai sensi della Legge regionale n. 21/09, il cosiddetto Piano Casa della Regione Lazio, che agisce in deroga al piano regolatore e consente opere di abbattimento e ricostruzione degli edifici che non sono sottoposti a vincolo. Una situazione simile si era presentata con il villino anni Trenta di via Ticino, venduto dalla congregazione delle ancelle concezioniste del Divin Cuore alle Ns costruzioni s.r.l. che in quell’area costruirà un immobile di tipo residenziale.

“Proprio in seguito a quanto accaduto a via Ticino, il Municipio II ha avviato una battaglia che riguarda un tessuto urbano che fa parte della città storica, ma non è tutelato rispetto alle deroghe previste” dichiara Valentina Caracciolo, presidente della commissione Lavori pubblici e Urbanistica. L’idea è quella di avviare uno stretto dialogo con il dipartimento Pau (Programmazione e attuazione urbanistica) di Roma Capitale perché ogni progetto relativo a interventi di ristrutturazione urbana ed edilizia venga valutato caso per caso, considerando con attenzione quegli edifici che, pur non essendo sottoposti a vincolo, rivestono un particolare interesse storico e culturale.

“Per Villa Paolina il dipartimento ha interpellato il Municipio II, chiedendo di inviare le nostre osservazioni sulla questione”.  Nella nota della Commissione Lavori Pubblici e Urbanistica, datata al 20 dicembre 2017, si legge la preoccupazione “per un intervento di demolizione e ricostruzione dall’impatto visivo e volumetrico assolutamente sproporzionato e divergente rispetto alle caratteristiche del contesto in cui vorrebbe essere calato”. Come sottolinea Caracciolo, infatti, villa Paolina ha alle proprie spalle una schiera di edifici e villini signorili che risalgono a prima degli anni Trenta  (tra via Carlo Fea, via Marchi, via Guattani, via Antonio Nibby e via Bosio) che rappresentano la vera identità del territorio. Interventi come quello previsto, se fatti in serie, di fatto cambierebbero il volto di questa parte della città. “È necessario lavorare sulla Carta Qualità per una modifica in collaborazione con il dipartimento per tutelare il patrimonio del nostro territorio” conclude quindi l’assessore.

Dopo la presa di posizione del Municipio II, la società edilizia Cam, attraverso l’amministratore Angelo Marinelli, ha fatto sapere di essere disposta a rivedere il progetto, secondo le indicazioni di ordine architettonico ed estetico che verranno date (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/12/22/cam-ci-ripensa-rivediamo-il-progetto-del-palazzo-a-villa-paolinaRoma07.html). Si resta in attesa del nulla osta del dipartimento urbanistica mentre il Mibact, interpellato sulla questione nel 2015, ha dichiarato che la villa “non riveste l’importante interesse artistico e storico richiesto dalla norma di tutela”. Mancherebbe soltanto un passo, dunque, per poter procedere con la demolizione, ma i tempi non sono ancora chiari.

Alla voce del Municipio si aggiunge anche quella dei cittadini del quartiere che, sui social e attraverso i comitati, mettono in evidenza una situazione da guardare in modo più generale. Su change.org il gruppo municipale Liberi e uguali ha lanciato una petizione, rivolta alla sindaca Virginia Raggi, con l’intento di fermare un’operazione che va a incidere profondamente sul territorio. A oggi la petizione ha raccolto circa 5.000 firme e le adesioni continuano a crescere, insieme ai messaggi che parlano di un patrimonio collettivo da salvare.

Simone Ricci, geometra e presidente del Comitato Quartieri Salario Sallustiano sottolinea come sia necessario affrontare al più presto la questione da un punto di vista più ampio “Questo non è il primo né l’ultimo edificio che verrà demolito per far spazio a strutture più contemporanee o futuristiche. Il nostro Municipio è pieno di edifici di valenza storica e ogni cittadino si fa portatore sano della volontà di non abbatterlo.”

Effettivamente arrivano richieste di permessi per costruire anche in altre zone, come piazza Caprera o piazza Galeno, tutte aree interessate da edifici che fanno parte della cosiddetta città storica, ma non sono tutelati rispetto alle deroghe del Piano Casa.

 

La storia di Villa Paolina

La costruzione di villa Paolina risale al 1922 su progetto dell’ingegner Enrico Verdozzi. A partire da quell’anno e fino al 1997 la struttura, che porta il nome della beata Paolina di Mallinckrodt, ospita la scuola diretta dalle suore della Carità Cristiana, che comprende vari ordini e gradi: asilo, elementari, medie e ginnasio. Già nel 1926 il numero degli scolari è cresciuto tanto da richiedere degli interventi di ampliamento della villa, con una sopraelevazione e la ristrutturazione di uno dei piani preesistenti, con lavori che proseguirono per tutto il 1927.

Durante la Seconda guerra mondiale l’edificio subisce seri danni a causa dei bombardamenti che interessano il quartiere Nomentano e il Trieste-Salario nel marzo del 1944, ma viene presto ricostruito per continuare ad accogliere i propri scolari.

La storia della villa e i ricordi dei tanti abitanti del quartiere che l’hanno frequentata da bambini e ragazzi affollano la rete oggi, insieme alle fotografie che conservano l’immagine di un altro pezzo del quartiere che, presto o tardi, potrebbe non esserci più.

 

 

(Sara Fabrizi)

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