La regina verde del Trieste-Salario è senza dubbio Villa Ada. Per estensione è il più grande parco pubblico del quartiere, secondo a Roma solo a Villa Pamphili. Nei suoi 180 ettari di sentieri, prati, boschetti e laghi, ogni giorno si incontrano personaggi noti, abitudinari del quartiere e amanti dello sport.

Villa Ada dall'alto

Vista aerea di Villa Ada

Le grandi distese brulle e i lunghi sentieri ben si adattano infatti a chi non può fare a meno dell’attività fisica. Che sia in bici o su scarpe da ginnastica, gli alberi della Villa fanno da sfondo perfetto per un allenamento. Sono decine le associazioni di podisti romani, di appassionati dello star bene, che organizzano ogni mese sedute di allenamento o incontri nel Parco per confrontarsi e condividere la passione per lo sport. “Vengo qui a correre ogni mattina alle 6:00” racconta Giulio, un professionista di 45 anni che giura di non poter fare a meno della sua dose quotidiana di sport. “Ho questo appuntamento fisso, ogni giorno, con la mia Villa preferita”. Nel parco si incrociano mamme, sportivi in bicicletta o personaggi famosi. Ci sono anche gli sportivi di professione, come il pugile del Trieste-Salario Valerio Ranaldi che si allena anche tra i prati di Villa Ada, cercando la forma migliore per gli incontri internazionali

Sportivi si allenano a Villa Ada

Sportivi si allenano a Villa Ada

Questo parco è anche il preferito dell’attrice Margherita Buy che racconta di quella volta che, da adolescente, seguiva un bellissimo Massimo Ciavarro sui pattini, nascondendosi tra gli alberi del parco. “Sono nata a dieci metri da Villa Ada, la considero un posto magnifico”, racconta l’attrice romana. “Ciavarro faceva già i fotoromanzi, era bellissimo e girava con un altro suo amico altrettanto bello. Lo pedinavamo ma eravamo troppo piccole, per lui”. Un vero mito del quartiere, il maestro del brivido Dario Argento, è attratto da uno degli aspetti più affascinanti della villa: “È un set naturale”, racconta Il regista. “Nel parco ci sono dei punti molto cupi, da ambientazione horror. Mia figlia Asia mi ha confessato che andava a suonare il tamburo in certi punti nascosti, luoghi per lei pieni di fascino e mistero”.

Laghetto di Villa Ada, ospita carpe e tartarughe

Bambini mentre giocano al Laghetto

Con l’estate agli sgoccioli, sono in tanti che trovano rifugio dal caos cittadino tra questi alberi, cercando un po’ di pace all’ombra di una panchina, magari vicino a uno dei sette nasoni (o se preferite potete chiamarle fontanelle pubbliche), che si trovano nei punti più frequentati del parco. Uno dei luoghi più affollati è da sempre il Caffè Ada Lo Scoiattolo che si trova subito dopo l’ingresso principale di via Salaria. All’ombra di queste tende centinaia di romani, o turisti, trovano rifugio e s’incontrano per lavoro, per studiare o semplicemente per godersi la pace del parco. Come ogni grande spazio verde romano, anche Villa Ada ha il suo specchio d’acqua: il laghetto si trova a nord, vicino via di Ponte Salario e oltre a intrattenere bimbi di ogni età, ospita tartarughe e carpe.

Storia millenaria, tra catacombe e miti antichi

Dipinto che raffigura il ratto delle Sabine

Dipinto che raffigura il ratto delle Sabine

I primi insediamenti urbani nei pressi di Villa Ada risalgono addirittura al VIII secolo a.C. e si ricolloca in quest’area la leggenda del ratto delle Sabine, secondo cui Romolo si rivolge proprio a queste popolazioni subito dopo la fondazione della città di Roma (753 a.C.). Tra le donne rapite, molte provenivano dal centro di Antemnae, nel punto dove l’Aniene si unisce con il Tevere, oggi questa intersezione è compresa nella parte nord del parco. Villa Ada costeggia gran parte della storica via Salaria che ospita sepolture antichissime come le catacombe di Priscilla, e il cui tracciato si estende per gran parte sotto il territorio della villa. Il parco comprende numerosi edifici neoclassici, tra cui la sontuosa Villa Reale, che oggi ospita l’ambasciata egiziana. Tutta l’area fu dei Savoia dal 1872, la famiglia nobiliare l’acquistò dai principi Pallavicino (o Pallavicini). Nella storia recente, durante la seconda guerra mondiale, Mussolini fece costruire accanto alla villa un bunker anti bombardamento, oggi visitabile dopo un restauro grazie alla guida di Roma Sotterranea, che ha ricostruito il rifugio della famiglia reale ricreando l’atmosfera del 1942.

(Filippo Bellantoni)

Leggi anche
Parco Nemorense (o Virgiliano). Tra volontariato e aree a quattro zampe
Villa Paganini e quella panchina perfetta
Le oasi verdi del Trieste-Salario. Viaggio nei parchi più belli di Roma
Itinerari a Villa Borghese

Galleria