Con la sorpresa di molti cittadini del Trieste-Salario, questa mattina sono iniziati i lavori di demolizione dello storico villino di via Ticino 3, in II Municipio. Comitati di quartiere, Italia Nostra e cittadini della zona di piazza Caprera, da mesi protestavano contro la proposta di abbattimento del palazzo storico che si trova accanto alla casa in stile floreale che fu del tenore Beniamino Gigli. Al posto del villino sorgeranno residenze di lusso, in stile contemporaneo. Non sono valse a nulla quindi le 3000 firme raccolte in una petizione e i continui appelli. “Non si è tenuto alcun conto di queste proteste, neanche sospendendo un attimo la demolizione in attesa di chiarimenti”, commenta rammaricata la signora Domenica, accorsa in via Ticino. Mentre le ruspe continuano a fare il loro lavoro, spargendo la polvere delle macerie, sono in tanti a fermarsi e a chiedersi il perché della demolizione. “Non capisco il motivo di questa demolizione, il villino risale agli anni ’30” esclama dall’abitacolo della sua Smart una elegante signora passando sotto alla ruspa al lavoro. “Davvero è iniziata la demolizione?” commenta Ilaria, dell’edicola di Corso Trieste, “Mi dispiace…”.

I Comitati di quartiere e il villino di via Ticino

Uno dei comitati di cittadini che ha lottato di più contro la demolizione è quello di piazza Caprera che si trova a poche decine di metri da via Ticino. “Si sono appoggiati sul fatto che c’è stato un condono negli anni ’50”, racconta Andrea Prezioso, Presidente del Comitato piazza Caprera, “invece si è venuto a scoprire che il villino è degli anni ’30. Se si costruisce un palazzo moderno in questa zona storica, secondo me, non è ben inserito nel contesto. Abbiamo fatto un sit in di protesta che ha avuto un certo riscontro, ma oggi vedere la ruspa che distrugge tutto è deprimente. Sembra la storia del pesce più grande che mangia il pesce più piccolo e tutto questo dà un senso di impotenza”.

“Credo che l’abbattimento del palazzo sia da guardare in maniera diversa” commenta Barbara Lessona, presidente del Comitato Roma deve Rinascere – Amo il quartiere Trieste. “Senza fare polemiche sterili, sono sicura che si sarebbe potuto scegliere una soluzione diversa, la resistenza nell’innovazione è un errore, dobbiamo aprirci al nuovo: ci sono tanti esempi da imitare, il dialogo tra l’architettura esistente e quella contemporanea è complesso ma fattibile. Mantenere lo stile dando delle connotazioni moderne poteva essere una soluzione. Non ci sarebbe evoluzione nella società se non si andasse avanti, sono cambiati i tempi. Anche l’espressione artistica deve cambiare”.

L’associazione Italia Nostra, che ha scoperto l’origine dell’edificio demolito che risale al 1929-31, ha presentato due esposti: uno alla soprintendenza e un altro alla Procura per far chiarezza sugli atti e i permessi del costruttore. La soprintendenza non ha deciso di vincolare, e oggi l’edificio è stato demolito. La società proprietaria dell’immobile, la Ns costruzioni Srl, specifica di avere tutte le carte in regola. L’impresa edile ha acquistato di recente l’immobile da una congregazione di suore, le Ancelle concezioniste del Divin cuore.

Andrea Prezioso, Presidente del Comitato piazza Caprera

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Il progetto del nuovo villino in via Ticino

L’immobile residenziale che sorgerà al posto di quello abbattuto avrà una volumetria di 3200 metri cubi, per un totale di 7 appartamenti, 15 box auto e 7 cantine. Edifici residenziali con le stesse caratteristiche sono già stati realizzati nel quartiere Parioli-Trieste, ma sempre su edifici molto più recenti, di diversa epoca e qualità. Nel piano regolatore di Roma quando si parla di “tessuti di espansione otto-novecentesca” a lottizzazione edilizia puntiforme compare proprio l’immagine dell’edificio demolito oggi.

La nota del Campidoglio “Nessun interesse artistico e storico”- Il giorno dopo l’abbattimento l’Assessorato capitolino all’Urbanistica precisa: ““Il Comune di Roma ha esclusivamente il compito di rilasciare il permesso di costruire da parte degli uffici, avvenuto a marzo del 2017, dopo aver recepito l’intera documentazione necessaria”. “Sono stati recepiti: il parere del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo in data dicembre 2014, con cui si attesta che la palazzina in questione non riveste interesse artistico e storico richiesto dalla norma di tutela”.

(Filippo Bellantoni)

 

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